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Storia - Amari d'amare

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LA STORIA
dall'antica Grecia ad oggi
Dalle origini antiche alla medicina erboristica.



Le prime tracce di bevande a base di erbe amare risalgono all'antichità, quando Greci e Romani preparavano infusi e bevande con erbe officinali per scopi medicinali. Si riteneva che avessero proprietà benefiche per la salute, in particolare per la digestione.

Durante il Medioevo, l'arte di combinare erbe, spezie e radici venne affinata nei monasteri e nei conventi d'Europa. I frati, unendo i saperi della tradizione contadina e la fitoterapia, misero a punto le ricette dei primi "antenati" degli amari. Questi elisir venivano utilizzati per curare disturbi e favorire la salute generale.
Nel corso del Settecento e dell'Ottocento, la produzione di elisir a base di erbe si spostò dalle mura dei monasteri alle farmacie. Gli speziali iniziarono a vendere questi "elisir di lunga vita" come rimedi per vari disturbi, spesso con nomi che richiamavano le loro proprietà benefiche.
Con lo sviluppo della medicina moderna, l'uso degli elisir a base di erbe per curare malattie iniziò a diminuire. Per non disperdere le conoscenze erboristiche accumulate nei secoli, gli speziali e i produttori iniziarono a "addolcire" le ricette, aggiungendo zucchero per renderle più gradevoli. È in questo periodo che l'amaro si trasforma da medicina a bevanda da piacere, un liquore da gustare a fine pasto per le sue proprietà digestive.

Alla fine dell'Ottocento nacquero molti marchi storici italiani, spesso legati a una ricetta di famiglia o a un farmacista intraprendente che imbottigliava il proprio elisir. Esempi celebri come l'Amaro Lucano (1894), creato da un pasticcere in Basilicata, o l'Amaro Sibilla (1868) nelle Marche, testimoniano questa fase di espansione e specializzazione. L'amaro divenne un simbolo di ospitalità e un elemento irrinunciabile della cultura italiana.

Dopo un periodo di popolarità, l'amaro ha vissuto un momento di declino, per poi riscoprire una nuova vita. La sua riscoperta è legata anche all'ascesa della mixology, dove gli amari sono diventati ingredienti essenziali per cocktail sofisticati, aggiungendo complessità e note aromatiche uniche.
Oggi la produzione di amari continua a evolversi. Accanto ai marchi storici, nascono nuove realtà artigianali che sperimentano con ingredienti locali e tecniche innovative. Allo stesso tempo, si assiste a un ritorno alle origini, con una rinnovata attenzione per le materie prime e le ricette tradizionali. L'amaro è quindi un ponte tra il passato erboristico e il futuro della miscelazione.


Il processo di produzione degli amari, le quattro fasi principali.
La Macerazione, dove Erbe, radici, fiori e spezie vengono messi in infusione in una base alcolica (solitamente alcool neutro o brandy) per un periodo che può durare da settimane a mesi. Questo passaggio estrae aromi e principi amari. Il Filtraggio, quando l'infuso alcolico viene filtrato per eliminare le parti solide delle botaniche.
La Dolcificazione, il momento in cui si aggiunge uno sciroppo di zucchero o caramello per bilanciare l'amaro e definire il profilo gustativo finale.
Ed in fine l'Affinamento, il momento in cui l'amaro viene lasciato riposare per un periodo che può variare, anche in botte, per permettere ai sapori di amalgamarsi e maturare.

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L'amaro non è frutto della terra come il vino, né del malto come la birra. È un'alchimia di botaniche, una sapienza antica che trasforma erbe, radici e spezie in un elisir.
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I produttori moderni sperimentano nuove ricette, ma sempre nel rispetto del patrimonio erboristico che lo rende unico.
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Nonostante le radici storiche, l'amaro continua a evolvere, coniugando tradizione e innovazione.
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